Sentenza condanna dell'eccidio 2005

Deposizioni del processo La Spezia 2004

"Ode a Kesselring" di Piero Calamandrei

Processato nel 1947 per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti), Albert Kesselring (1885-1960), comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma nel 1952, in considerazione delle sue “gravissime” condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui per altri 8 anni fu attivo sostenitore. Pochi giorni dopo il suo rientro a casa Kesselring ebbe l’impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva nulla da rimproverarsi, ma che – anzi – gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli. un monumento in suo onore. A tale impudente ed offensiva affermazione rispose Piero Calamandrei (1889-1956), giurista, docente universitario e Padre Costituzionalista, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide “ad ignominia”, collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’avvenuta scarcerazione del criminale nazista.

LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRA’
A DECIDERLO TOCCA A NOI

NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITA’
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDERO FUGGIRE

MA COL SILENZIO DEI TORTURATI

PIU’ DURO D’OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITA’ NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO

SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
POPOLO SERRATO INTORNO AL MONUMENTO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA

P. Calamandrei

"Non c'è vita senza libertà" di E. Bono

“Non c’è vita senza libertà”
di Elena Bono

Sant’Anna di Stazzema. Marzabotto. Le Fosse Ardeatine.
Tutte le tappe della nostra Via Crucis nazionale.

Tutte spade conficcate nel cuore delle donne che quando non hanno pagato con la vita hanno pagato con prezzo senza fine.

Vedo l’Italia come una grande Maria Addolorata con le sette spade conficcate nel cuore così come l’ho veduta nel mio paese natale quando segue il Figlio Morto nella processione del Venerdì Santo.
Anche noi, nel nostro piccolo in Liguria, abbiamo avuto paesi bruciati, volti passati per le armi con divieto di seppellirli e anche qui le donne sono accorse con loro pericolo a porgere gli ultimi conforti ai moribondi.
Anch’io ho visto dieci uomini andare alla fucilazione e mi è giunto a distanza il loro grido. Qua e là abbiamo avuto i nostri fucilati, i nostri deportati, i nostri torturati.
E qui a Chiavari abbiamo avuto uno dei fasci più crudeli e sanguinari che abbiamo funestato la Liguria, pari in ferocia al fascio di Alessandria. Il pianto per i nostri morti si unisce al vostro come al vostro si unisce il nostro amore per la pace e soprattutto per la libertà dei popoli.
Non c’è vita senza libertà.
Senza libertà sarebbe come vivere senza l’aria e la lotta per la libertà non finisce mai, perché non è soltanto una lotta contro altri. Ma una lotta interiore per liberarci di quello che Max Picard chiamava “Hitler in noi” cioè lo spirito di sopraffazione, di approvazione, di intolleranza.
In questa fraternità vi abbraccio e vi sento vicini e sempre presenti nel lavoro che continuo considerandolo una battaglia, una atto di fedeltà verso quelli che sono morti per restituirci quella libertà che è la dignità e il senso stesso della vita umana.

Chiavari, 18/07/2007
Elena Bono

Oggetti ritrovati

Gran parte degli oggetti rinvenuti dopo il massacro furono raccolti dai familiari delle vittime e conservati. Alcuni di questi trovano collocazione in una teca all’interno della Sala Rossa del Museo Storico della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema.